
Temporali intensi, ecco le zone più esposte
Il Nord Italia si prepara a vivere una fase di maltempo piuttosto vivace. Le ultime proiezioni dei principali modelli meteorologici mostrano infatti un quadro abbastanza chiaro, con diversi centri di calcolo che individuano le stesse aree come maggiormente esposte. Quando tante elaborazioni, costruite con impostazioni differenti, arrivano a una conclusione simile, il segnale diventa decisamente più interessante.
Le aree più a rischio secondo le ultime elaborazioni
Il quadro previsto dai modelli evidenzia soprattutto tre zone che meritano particolare attenzione.
La prima, e probabilmente la più importante, comprende la fascia alpina e prealpina della Lombardia, dal Verbano al Lario, passando per le Prealpi Varesine e le Orobie bergamasche e bresciane. Il rischio di temporali si estende poi verso la Valtellina e il Trentino Alto Adige, interessando sia il territorio di Trento sia quello di Bolzano. ACCESS G e ICON mostrano uno scenario particolarmente instabile, mentre anche ECMWF conferma sostanzialmente questa impostazione.
La seconda area da osservare si trova più a sud ed è quella dell’Appennino ligure di Levante. L’instabilità potrebbe interessare le zone interne alle spalle di Genova, spingendosi verso Lunigiana, Garfagnana e l’alta Toscana, con fenomeni che potrebbero avvicinarsi anche all’area di Firenze. In questo caso sono soprattutto ICON e GEM a mostrare una maggiore attività temporalesca, con conferme anche da parte di ARPEGE.
Il terzo settore da tenere sotto osservazione è il Friuli Venezia Giulia orientale, in particolare tra Alpi e Prealpi Giulie e Carniche. I fenomeni potrebbero inoltre sconfinare oltre il confine italiano. Si tratta di una zona che, per conformazione del territorio e frequente presenza di correnti umide, può ricevere precipitazioni abbondanti quando l’aria umida viene spinta verso le montagne. Anche in questo caso i modelli ARPEGE, ICON EU e ICON CH2 evidenziano una situazione particolarmente instabile.
Oggi venerdì 21 agosto, il passaggio più delicato
La giornata odierna rappresenta il momento più importante di questa fase perturbata. Le precipitazioni e i temporali potranno interessare gran parte del Settentrione, dal Piemonte fino al Veneto e al Friuli Venezia Giulia, coinvolgendo anche l’Emilia Romagna. Le situazioni più delicate potrebbero svilupparsi tra l’Appennino ligure e toscano e il settore delle Prealpi orientali.
Le elaborazioni a maggiore dettaglio mostrano inoltre la possibilità di una fascia temporalesca organizzata lungo una direttrice sud ovest nord est, in grado di attraversare parte della Pianura Padana. Se diversi temporali dovessero svilupparsi lungo la stessa traiettoria, alcune zone potrebbero essere interessate più volte dai fenomeni, aumentando il rischio di precipitazioni localmente molto intense.
Anche Bologna, Venezia e Trieste possono rientrare nel passaggio instabile, anche se con modalità e orari differenti. Non è quindi possibile escludere temporali improvvisi anche sulle aree di pianura.
Sabato 22 agosto, l’instabilità si sposta verso sud
Nel corso di sabato la perturbazione tenderà progressivamente a perdere parte della sua compattezza sul Nord Italia. I fenomeni potranno concentrarsi maggiormente lungo la dorsale appenninica centrale, interessando soprattutto le aree interne di Umbria e Marche.
Qualche temporale potrà comunque continuare a svilupparsi anche sull’ e sull’alto Adriatico. Il miglioramento al Nord sarà quindi graduale e non immediato. Le proiezioni indicano inoltre che questa fase instabile potrebbe essere seguita da altri impulsi, più che rappresentare un singolo episodio isolato.
Modelli ancora divisi sull’esatta evoluzione
Non tutte le simulazioni concordano sulla distribuzione precisa dei temporali. Il modello americano GFS mantiene una linea più prudente e concentra maggiormente l’instabilità lungo l’arco alpino, riducendo il coinvolgimento dell’Appennino tra Liguria e Toscana. Il britannico UKMO tende invece ad allargare il peggioramento verso ovest, interessando maggiormente la Liguria occidentale e le zone vicine al confine francese.
Considerando nel complesso le diverse elaborazioni, però, rimangono ben visibili i tre principali settori a maggiore rischio. Questo significa che la previsione è abbastanza solida sulla presenza dell’instabilità, mentre resta più difficile stabilire con precisione dove si concentreranno i fenomeni più violenti.
È un aspetto molto importante quando si parla di temporali. I modelli possono indicare bene una zona favorevole allo sviluppo della convezione, ma non sono in grado di stabilire con giorni di anticipo il punto esatto in cui nascerà una singola cella. Per questo motivo una previsione di precipitazioni moderate non esclude necessariamente la possibilità di un temporale molto intenso in una porzione ristretta di territorio.
Il mare alimenta l’instabilità
Alla base di questa situazione c’è anche il ruolo dei mari ancora molto caldi. Mar Ligure, Tirreno settentrionale, mare di Corsica e Adriatico settentrionale forniscono infatti grandi quantità di umidità all’atmosfera. L’aria calda e umida, entrando in contatto con masse d’aria più fresche e con i rilievi, può favorire la formazione di temporali anche rapidamente.
È proprio lungo le zone in cui le correnti umide provenienti dal mare incontrano le montagne che i modelli individuano alcuni dei maggiori accumuli di precipitazione. In queste condizioni i temporali possono organizzarsi e diventare particolarmente intensi in poco tempo.
Anche la grandine rappresenta un rischio da non sottovalutare, soprattutto al Nord. La presenza di aria molto calda nei bassi strati, insieme a correnti più fredde e sostenute alle quote superiori, può creare condizioni favorevoli alla formazione di chicchi di dimensioni importanti.
Durante i temporali più organizzati saranno inoltre possibili raffiche di vento molto forti, anche associate a fenomeni di downburst, oltre a una notevole attività elettrica. Gli episodi più intensi potranno quindi assumere caratteristiche tipicamente estive, con fenomeni improvvisi e difficili da localizzare con largo anticipo.
Terreni secchi e rischio di allagamenti improvvisi
C’è poi un altro elemento da considerare quando si valutano gli effetti al suolo. Dopo un lungo periodo caratterizzato da caldo e precipitazioni scarse, molti terreni sono diventati più duri e meno capaci di assorbire rapidamente grandi quantità d’acqua.
Quando la pioggia arriva in modo molto intenso e concentrato, una parte consistente dell’acqua può quindi scorrere rapidamente in superficie. Per questo motivo il rischio di allagamenti localizzati non riguarda soltanto le zone montane, ma può interessare anche alcune aree di pianura.
In situazioni temporalesche di questo tipo conta soprattutto la quantità di pioggia che cade in pochi minuti. Un temporale capace di scaricare molta acqua in meno di un’ora può creare problemi anche senza produrre accumuli eccezionali nell’arco di più giorni.
Dal punto di vista delle temperature, il passaggio dell’aria più fresca da ovest favorirà un calo termico al Nord, che sarà evidente soprattutto nelle aree interessate dai temporali. Si tratterà comunque di una parentesi temporanea.
Il Centro Italia resterà in gran parte ai margini del peggioramento, con un coinvolgimento maggiore della Toscana e delle aree appenniniche. Più a sud, invece, la situazione sarà completamente diversa: Sud e Isole Maggiori continueranno a vivere condizioni prevalentemente soleggiate e calde, con qualche possibile fenomeno pomeridiano sui rilievi. Le temperature potranno tornare a raggiungere valori molto elevati.
Il punto più difficile da prevedere resta quello che riguarda la posizione esatta dei temporali più forti. Le aree maggiormente esposte sono ormai abbastanza chiare, ma per sapere dove nasceranno le celle più intense bisognerà attendere le ultime ore. È proprio su questa scala locale che la previsione dei temporali estivi diventa più complessa.
