
Il mese di Febbraio si congeda con un volto quasi sorprendente, tra pomeriggi dal sapore primaverile e una atmosfera immobile che sembra aver messo in pausa il tempo. L’aria ricorda più aprile che la fine dell’inverno.
Del freddo intenso, quello pungente, si sono perse le tracce. Anche l’inizio di Marzo pare seguire la stessa strada, con l’Anticiclone saldo al comando e un’Italia avvolta da una mitezza che ha poco di stagionale. Una situazione che fa piacere a molti, ma che allo stesso tempo fa riflettere.
Passeggiare per Roma con 22°C a fine Febbraio è piacevole, inutile negarlo. Eppure rimane quella sensazione sottile che qualcosa non torni del tutto, come se l’inverno fosse rimasto incompiuto.
Osservando le mappe della prossima settimana il quadro appare ben definito. Una robusta area di Alta Pressione di origine subtropicale si è consolidata sul Mediterraneo, facendo da barriera alle perturbazioni in arrivo dall’oceano.
Questa vasta cupola richiama aria più calda verso latitudini settentrionali e genera anomalie termiche molto marcate. In Germania e Polonia, così come in diverse zone d’Europa, le temperature superano le medie del periodo anche di 10 o 15 gradi. Valori che colpiscono soprattutto se si pensa che in montagna si registrano temperature a due cifre, con una fusione della neve che procede in anticipo rispetto ai tempi normali.
Non ovunque però splende il sole. Al nord, in particolare sulla Valle Padana e su diversi tratti delle coste tirreniche, l’umidità resta intrappolata nei bassi strati e favorisce la formazione di nubi basse e nebbie persistenti. Il cielo rimane spesso grigio e l’aria più fresca rispetto alle zone collinari e montane.
È il classico scenario da Anticiclone invernale. In pianura si resta sotto una cappa umida e fredda, mentre a mille metri di quota si può stare al sole con abiti leggeri. Un contrasto che negli ultimi anni è diventato sempre più frequente.
Al di là del comfort quotidiano, ciò che preoccupa sono le possibili conseguenze. Lunghi periodi di blocco anticiclonico significano poche piogge e il rischio concreto di siccità, soprattutto per le regioni settentrionali. Il ricordo del biennio 2021 e 2022, con fiumi in sofferenza e riserve idriche ai minimi, è ancora molto vivo.
Senza l’apporto delle perturbazioni atlantiche, bacini e falde faticano a ricaricarsi. Nel 2025 appena trascorso, Marzo è risultato il più caldo mai osservato in Europa, con uno scarto di +2,41°C. Un segnale evidente di un Riscaldamento Globale che sta modificando la percezione stessa delle stagioni.
Secondo il servizio europeo Copernicus, la soglia di +1,5°C rispetto all’epoca preindustriale è stata superata per quasi due anni consecutivi. Questo significa che ogni configurazione meteo parte ormai da una base più calda. Le masse d’aria contengono più energia, i mari sono più caldi e gli ecosistemi reagiscono a una primavera anticipata che espone le colture al pericolo di eventuali gelate tardive.
E nei prossimi giorni cosa dobbiamo aspettarci? Le proiezioni indicano che il dominio anticiclonico potrebbe iniziare a perdere un po’ di forza nella prima decade di Marzo. Si intravede la possibilità di qualche infiltrazione instabile dal Nord Atlantico o dal Nord Africa, con il ritorno di locali piogge e un graduale rimescolamento dell’aria.
Non si esclude, più avanti nella seconda metà del mese, un possibile ritorno di correnti più fredde dai Balcani, capaci di riportare la neve sui rilievi e piogge più diffuse sulla penisola. Sarebbe un passaggio utile per riequilibrare almeno in parte la situazione. Resta da capire se si tratterà di un episodio temporaneo o dell’inizio di una fase più dinamica. Per ora l’inverno sembra aver ceduto il passo con largo anticipo, lasciando spazio a una stabilità che sa già di primavera.
