Primavera e cambiamento climatico: aumento degli eventi estremi nella stagione mite

Graziano Brotto

Graziano Brotto Categoria: Divulgazione - Pubblicato il 01-03-2026

La primavera che cambia: equilibrio fragile tra clima mite ed eventi estremi

 

Nell’immaginario di tutti noi la Primavera è la stagione del sole, dell’aria mite, delle giornate che si allungano e dei rovesci che arrivano e se ne vanno in fretta. I primi temporali, qualche pioggia che dura uno o due giorni, fanno parte del suo carattere naturale. Negli ultimi anni però questa normalità sembra essersi trasformata. Gli stessi fenomeni che conoscevamo sono diventati più intensi e più improvvisi. Proviamo a capire cosa sta succedendo.

 

Una Primavera dai contrasti sempre più marcati

Da circa vent’anni osserviamo con maggiore frequenza cambiamenti bruschi di temperatura che costringono a passare nel giro di pochissimo tempo dal cappotto pesante agli abiti leggeri. Non è raro vedere le massime salire da 5 gradi Celsius a 22 gradi Celsius in appena 48 ore, oppure assistere al percorso opposto con un ritorno improvviso del freddo.

È capitato più volte che, proprio mentre la natura è nel pieno della fioritura, i valori termici crollino su livelli tipici dell’inverno, con il ritorno della neve fino in collina e talvolta anche in pianura. Molti ricordano l’ondata di freddo che ha interessato l’Italia nell’aprile del 2024. Allo stesso modo non sono mancate improvvise impennate di caldo anomalo, come nel 2017 o nel 2011, legate a risalite di aria di origine polare alternate a fiammate molto miti. Questo continuo saliscendi ha cambiato profondamente il volto della stagione primaverile.

 

Il rischio di fenomeni sempre più violenti

Oltre agli sbalzi termici, a preoccupare è l’intensità delle precipitazioni. L’atmosfera e i mari, in particolare il Mar Mediterraneo, trattengono quantità crescenti di energia termica. Quando questa energia si libera, si traduce spesso in piogge abbondanti e concentrate in poche ore. È una dinamica che ormai riguarda tutte le stagioni.

Le perturbazioni primaverili, un tempo più distribuite e regolari, oggi possono trasformarsi in eventi capaci di provocare allagamenti e criticità idrogeologiche. Quanto accaduto nel mese di febbraio ne è un esempio significativo. In molte zone della Penisola quel periodo rappresenta storicamente uno dei meno piovosi dell’anno, eppure le ultime stagioni hanno mostrato scenari ben diversi, con episodi fuori scala anche prima dell’inizio ufficiale della Primavera.

 

Il ruolo dell’anticiclone africano

Un protagonista sempre più presente è l’anticiclone africano. In passato dominava quasi esclusivamente l’estate, mentre oggi tende ad espandersi verso nord già durante la stagione fredda, spingendosi in alcune occasioni fino all’Europa settentrionale e persino verso la Scandinavia.

Anche quando non porta il caldo intenso di luglio, questa configurazione ha effetti evidenti. Lo zero termico può salire oltre i 3000 o i 4000 metri, mettendo in difficoltà il manto nevoso delle Alpi e dell’Appennino. Intorno ai 2000 metri la neve risulta sempre più irregolare, talvolta già nel cuore dell’inverno.

 

Le Alpi e la riserva d’acqua del Nord

Le Alpi hanno un’importanza fondamentale per il clima e l’equilibrio idrico del Nord Italia. La neve accumulata durante l’inverno rappresenta una scorta preziosa che, sciogliendosi gradualmente in tarda Primavera, alimenta fiumi, torrenti e falde della Pianura Padana, anche quando le piogge diminuiscono.

Questo processo naturale garantisce acqua all’agricoltura e alle attività produttive. Se però la fusione avviene troppo presto, l’acqua defluisce rapidamente e le piene tra marzo e aprile non riescono ad assicurare riserve sufficienti per maggio e giugno, mesi in cui statisticamente le precipitazioni tendono a ridursi.

 

Piogge irregolari e nuove criticità

Durante l’estate, proprio quando le colture hanno maggiore bisogno di irrigazione, i fiumi possono trovarsi in condizioni di magra. Anche questa è una conseguenza dell’estremizzazione meteo climatica. Se in passato situazioni simili erano sporadiche, oggi la distribuzione irregolare delle piogge sembra diventata una costante. Una sfida complessa che riguarda non solo l’Italia, ma gran parte dell’Europa meridionale.

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