Scoperti LAGHI salati al polo sud di MARTE

Graziano Brotto

Graziano Brotto Categoria: Scienza - Pubblicato il 11-10-2020

La scoperta di un intero sistema di laghi implica che il loro processo di formazione sia relativamente semplice e comune, e che questi laghi probabilmente siano esistiti per gran parte della storia di Marte.

«La scoperta di un intero sistema di laghi implica che il loro processo di formazione sia relativamente semplice e comune, e che questi laghi probabilmente siano esistiti per gran parte della storia di Marte. Per questo potrebbero conservare ancora oggi le tracce di eventuali forme di vita che abbiano potuto evolversi quando Marte aveva un’atmosfera densa, un clima più mite e la presenza di acqua liquida in superficie, similmente alla Terra dei primordi».

E’ quanto riferito oggi da Roberto Orosei, principal investigator dell’esperimento Marsis, e uno dei coautori dell’articolo pubblicato su Nature Astronomy, riguardo un’altra grande scoperta sul pianeta Marte.

Grazie al radar Marsis dell’orbiter Esa Mars Express, un team guidato da Sebastian Emanuel Lauro ed Elena Pettinelli dell’Università di Roma Tre, ha scoperto ciò che già due anni fa venne ipotizzato riguardo alla presenza di una rete di laghi sotto la calotta meridionale di : è stata passata in rassegna un’area di ben 250 chilomentri per 300, e ciò indica che possano esserci altre strutture idrologiche ancora da scoprire. 

Il team che ha condotto lo studio conferma che le spesse coltri di ghiaccio marziane sono da interpretare come formazioni geologiche stratigraficamente e fisicamente complesse, e per questo motivo da esplorare in dettaglio.

I temibili sistemi temporaleschi V-SHAPED, i responsabili delle principali alluvioni italiane

Graziano Brotto

Graziano Brotto Categoria: Scienza - Pubblicato il 11-10-2020

Questi temporali spesso, purtroppo, sono i principali responsabili delle alluvioni che negli ultimi anni hanno cagionato morti e feriti in vari angoli d’Italia.

I sistemi a V un tempo erano più rari nel Mediterraneo mentre ultimamente sono più frequenti, oltre ad essere la causa maggiore dei violenti alluvioni degli ultimi anni.

Con l’arrivo dell’autunno sul bacino del Mediterraneo, al transito dei primi intensi e organizzati sistemi frontali atlantici, si apre la stagione dei cosiddetti temporali a “V”, meglio classificati in letteratura con il termine di “v-shaped” (o “v-shaped storm”).

Cosa sono le “v-shaped storm”?

Le “v-shaped storm” sono dei potenti sistemi temporaleschi a mesoscala, di tipo lineare. La caratteristica di questi temporali, che assumono un carattere auto-rigeneranti quando transitano sopra un ampio tratto di mare, con temperature delle acque superficiali piuttosto miti (ma non per forza calde), è quella che nella parte più meridionale, lungo la punta della “V”, lì dove si verificano le precipitazioni più forti, si possono presentare pure degli elementi “supercellulari”, con intensa rotazione, particolarmente avvezzi per lo sviluppo di fenomeni vorticosi, da non confondere però con le “supercelle” classiche.

Come si formano?

In genere si formano in presenza di forti aeree d’instabilità, lungo il settore caldo (flusso pre-frontale) di una circolazione depressionaria, strutturata nei medi e bassi strati, o nel ramo ascendente di una lunga saccatura, che affonda direttamente dalle alte latitudini, attivando sul lato orientale di quest’ultima un intenso flusso di correnti meridionali a tutte le quote, con notevoli velocità nella media e alta troposfera (flussi in genere da Sud, S-SO e SO).

L’ambiente ideale per lo sviluppo dei “v-shaped” è quello in seno ad una avvezione calda, con un flusso di correnti meridionali calde e molto umide nei bassi strati, sopra cui diverge un ramo principale o secondario del “getto polare”, il cui passaggio in alta quota va ad inasprire il “wind shear verticale”, generando condizioni di fortissima instabilità, con lo sviluppo di violenti moti convettivi che vanno a costruire i sistemi convettivi a mesoscala.

I sistemi di tipo “v-shaped” insorgono spesso allorquando si ottengono condizioni di forte “shear” del vento nei medi e bassi strati (da 850 hPa a 500 hPa), con venti da Sud o Sud-est nei bassi strati mentre in quota prevale una componente più sud-occidentale. Se al contempo, in alta quota (a circa 300-250 hPa), transita un “Jet Streak” (i massimi picchi di vento associati alla “corrente a getto”), che esalta ulteriormente il “wind shear verticale” alle varie quote, creando fortissime divergenze, è altamente probabile lo sviluppo del “v-shaped”, con la formazione della classica struttura a “V” che indica lo sviluppo della classica nube temporalesca.

Perché assumono la tipica forma a “V”?

La caratteristica forma a “V” di questi temporali, caratteristici della stagione autunnale sul Mediterraneo, si sviluppa quando un violento “updraft” (corrente ascensionale che alimenta il temporale) penetra fin sulla bassa stratosfera, originando un “overshooting top” che blocca il vento ai livelli superiori, forzando il flusso a divergere intorno ad esso. Il vento, molto forte, che soffia in bassa stratosfera non fa oltre che erodere la sommità dell’”updraft” e trasporta i resti della nube temporaleschi nella zona sottovento.

Da notare come nei sistemi “v-shaped” l’area più fredda è vicino all’apice della V, ed è associata all’espansione adiabatica dovuta alla rapida ascesa di aria nell’”updraft” del temporale quando sfonda la tropopausa.

Questi temporali sono molto temuti, soprattutto durante la navigazione aerea, a causa delle violentissime turbolenze che possono propagare anche al di fuori dei cumulonembi. Le celle più intense stanno proprio lungo il vertice della “V”, sul versante Sud o Sud-ovest, dove si concentrano i fenomeni più violenti ed estremi, con piogge torrenziali e attività elettrica a fondoscala (molti fulmini positivi).

Perché i fenomeni più violenti si localizzano nel vertice della “V”?

Le celle che si sviluppano lungo la punta, non avendo nulla a sud che possa rubare l’aria calda e umida destinata a loro, tendono ad assumere le caratteristiche di una “supercella” classica, con moto rotatorio, tanto da essere confuse con essa, anche se la “supercella” ha una struttura differente. Un’altra caratteristica dei temporali, di tipo “v-shaped”, è quella di essere accompagnati dalla cosiddetta “flanking line”, che si localizza quasi sempre sulla parte meridionale del sistema convettivo.

La “flanking line” non è altro che una estesa linea di cumuli e congesti molto sviluppati, allo stadio maturo, che vanno ad alimentare il sistema temporalesco che l’ha generata, visto che le cumulogenesi, non trovando alcun ostacolo davanti, possono aspirare e rifornire il temporale di masse d’aria molto calde e umide (ottimo carburante per la convezione), rendendolo più duratura e intenso. Guardando le immagini satellitari è ben identificabile da una estesa linea bianca che tende a muoversi verso la parte centrale, più attiva del sistema temporalesco.

Principali responsabili delle alluvioni in Italia

Questi temporali negli ultimi anni, complice anche l’aumento della temperatura media dei mari, stanno divenendo più frequenti e spesso, purtroppo, sono i principali responsabili delle alluvioni che negli ultimi anni hanno cagionato morti e feriti in vari angoli d’Italia (dalla Liguria alla Sicilia).

Fortunatamente occorre ricordare che non tutti i temporali a “V” risultano cosi distruttivi, seppur accompagnano intensi carichi precipitativi. Ciò dipende principalmente dalla durata delle condizioni di forte “wind shear verticale” che li alimentano e dal venir meno degli equilibri termo-dinamici che mantengono in vita il sistema convettivo a mesoscala.

Con il nuovo peggioramento di oggi la probabilità di vedere delle “v-shaped storm” in azione, soprattutto lunedì fra il basso Tirreno e lo Ionio, si faranno più concrete.

Domenica anticipo d’inverno a nordest con neve a 1000 metri

Graziano Brotto

Graziano Brotto Categoria: Previsioni - Pubblicato il 09-10-2020

Sabato ancora discreto con primi segnali di cambiamento poi brusco peggioramento domenica al centronord.

Dopo alcune giornate di sole peggioramento domenica al centronord con freddo a nordest e neve fino a 1000 metri sulle Alpi

Godiamoci questi due giorni di bel tempo, accompagnati da temperature massime ancora superiori ai 20 gradi, regalo di una parentesi anticiclonica. La pausa soleggiata si chiuderà rapidamente nel corso del week-end per lasciare spazio ad un peggioramento del tempo che sulle aree centro-orientali del nord assumerà caratteristiche invernali.

Al momento fase tranquilla per l’Italia, una depressione abbandona il nostro sud con qualche strascico in queste ore, più che altro legato ai venti ancora sostenuti che soffiano da nord. Tutto si calmerà dal punto di vista atmosferico tra oggi e venerdì grazie alla più diretta influenza di un promontorio anticiclonico.

Attenzione però a quanto accadrà tra il New Foundland ed il sud della Groenlandia già nelle prossime ore: L’anticiclone Atlantico si espanderà fino al cuore freddo della Groenlandia tra venerdì e sabato favorendo la discesa del minimo depressionario d’Islanda verso il Mare del Nord.

La saccatura depressionaria si spingerà domenica fino al centronord Italia dove si formerà un minimo di bassa pressione al suolo. Contemporaneamente aria decisamente fredda di origine artico-polare si riverserà sulla Germania ed in parte sul nord Italia.

Ecco confezionato l’episodio di maltempo di stampo invernale al nord e piogge con clima da autunno avanzato al centro!

Nel frattempo il volto dolce dell’autunno

 Una menzione al fatto che prevarrà il sole su tutte le regioni e che le temperature potranno diurne potranno ancora raggiungere i 22-24 gradi è giusto farla. Splendide giornate ottobrine prima del deciso cambio di rotta meteorologico.

Sabato le prime avvisaglie

Sabato ancora placido al centrosud e discreto al nord. Tenderanno ad aumentare le velature d’alta quota su quasi tutte le regioni nel corso della giornata. A causa del richiamo di aria più umida, suscitato dalla depressione ormai vicina, si assisterà ad un aumento della nuvolosità ai livelli medi e bassi della troposfera associato alle prime precipitazioni sull’arco alpino e sull’appennino tosco-emiliano. Dalla tarda sera rapido peggioramento su tutte le regioni del nord ad esclusione dell’alto Piemonte e della Valle d’Aosta.

Domenica 11 neve al 1000 metri sulle Alpi e piogge al centronord

Fuori dal rischio di precipitazioni significative la Valle d’Aosta, la gran parte del Piemonte, il nordovest della Lombardia e la Liguria di ponente.

Sul resto del settentrione il minimo depressionario porterà con sé cielo coperto, piogge diffuse ed un progressivo calo del limite delle nevicate sulle Alpi fino alla quota media di 1000/1200 metri.

Sul Friuli Venezia Giulia, in particolare sulle Alpi Giulie, e sulle Alpi Atesine questo limite sarà ulteriormente ritoccato verso il basso nella fase più fredda del peggioramento quando si potranno vedere i fiocchi fino ai fondovalle posti a 700-800 metri! Sul nordest aria d’inverno anticipato, quindi, in più freddo enfatizzato sulla pianura e le coste di Friuli Venezia Giulia e Veneto da sostenuti venti di Grecale e con la Bora fino a 80-100 km/h sul Golfo di Trieste.

Farà meno freddo ma non mancheranno le piogge e qualche temporale sulle regioni centrali per gran parte della giornata, localmente anche consistenti. In realtà delle piogge potrebbero già raggiungere anche la Campania in serata.

Temperature in sensibile diminuzione a nordest con massime non superiori ai 10/12 gradi! Al nord farà più caldo solo in pianura, nei fondovalle alpini di Piemonte e Valle d’Aosta e sulla riviera ligure di ponente per effetto di venti di caduta da nord in un contesto di variabilità nuvolosa.

Tendenza successiva: instabilità e temperature inferiori alle medie

Il varco aperto dall’ingresso delle masse più fredde in area mediterranea sarà sede di vari minimi depressionari (modello ECMWF) che interesseranno a fasi alterne un po’ tutte le regioni la prossima settimana.

Tempo quindi instabile con fasi piovose e brevi pause migliori con temperature ovunque inferiori alle medie del periodo, soprattutto al nord dove potrà ancora nevicare sulle Alpi a quote comprese tra 1000 e 1400 metri.

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